Il progetto dell’Etologia Sociale Umana (ESU) prevedeva, inizialmente, di percorrere due strade complementari: quella della dimensione conoscitiva (ossia elaborare una Teoria da pubblicare in un saggio) e quella della dimensione applicativa (che chiamammo Prassi). L’intento, perciò, era sia quello di portare avanti un progetto di ricerca (che è culminato nella formulazione di quella che definiamo la “Teoria dell’origine e della struttura socio-conflittuale della mente e della conoscenza”) sia quello di sviluppare un percorso esperienziale (nell’ambito della clinica, dell’arte e di una prassi politico-sociale), che promuovesse un cambiamento effettivo, umano e sociale. Affinché questo cambiamento potesse avvenire, contestualmente alla teoria e alla prassi, era indispensabile un terzo costrutto: quello della Formazione.

Il nuovo Sito che ci accingiamo a presentare, nelle novità che presenta rispetto alla sua versione precedente, prevede la trasformazione – forse prevedibile – di una serie di riflessioni che all’epoca erano solo abbozzate, relativamente all’elaborazione di un percorso di conoscenza sull’origine della mente e della conoscenza. Tale percorso di conoscenza, nel nostro gruppo di lavoro, è giunto, ora, ad un grado di elaborazione per il quale si apre la possibilità di formulare un costrutto che, in via preliminare, possiamo definire come “architettonica dell’interconnessione”: si tratta del riconoscimento critico dell’interconnessione tra la Formazione (psicologica), la Concettualizzazione (teorica) e la Prassi (l’applicazione pratica come complemento dell’idea).

Una spirale virtuosa

Oggi, la chiarezza sui contorni del circolo ermeneutico “formazione-conoscenza-prassi” ci permette di riproporre l’intero progetto alla luce di un vero e proprio circolo virtuoso – o meglio, di una spirale virtuosa:

1) in primo luogo, la formazione personale è necessaria per procedere sul percorso di conoscenza della verità;

2) tale percorso di conoscenza condiziona a sua volta la formazione personale, spingendola sempre più avanti nella ricerca dell’identità;

3) essendo il percorso di formazione “collettivo”, laboratoriale e sociale, lo si può definire una prassi (un dialogo o un’azione del formatore nei confronti del fruitore e viceversa);

4) tale prassi incide anche sul percorso di formazione del formatore, in un movimento non più circolare, ma a spirale, in quanto non riporta il formato ed il formatore allo stato iniziale, ma ad uno step successivo e più evoluto del percorso.

Ciò che, oggi, farebbe del sito un tassello fondamentale di questa spirale è , in effetti, la possibilità di chiamare il lettore a prendere parte ad un lavoro corale, che sia strettamente connesso a quegli eventi concreti che, in maniera fuorviante, potremmo definire “esterni” rispetto alla dimensione concettuale e teorica;il sito permetterebbe di portare avanti un lavoro avvolgente e includente a) la storia individuale (di chi scrive e di chi legge), b) la storia umana, e c)la storia naturale, in uno spazio che funga da luogo di crescita e di coinvolgimento. Il nuovo Sito, sulla base di tali approfondimenti, nasce con l’intento di procedere ad una vera e propria divulgazione culturale [etim. “rendere noto alla gente ciò che è ignoto”], ma restando fedeli al modello dell’interconnessione. Esso andrebbe inteso come veicolo sperimentale di formazione, che allarghi la portata della partecipazione a quello che definiamo “Laboratorio antropologico”, veicolando un processo formativo in linea con il riconoscimento critico:

a)   di come, alla base dei contenuti e della forma di ogni notizia, ci siano sempre un’ideologia sottesa (fondata su varie forme ignoranza epistemologica) o un intento manipolatorio, più o meno premeditato (effetto della degenerazione narcisistica);

b)   di come, tenendo conto di ciò, occorra rimodulare e ripresentare (decostruire e ricostruire) le notizie che si intende diffondere;

c)    di come sia anche necessario il riconoscimento, da parte del fruitore, dei già menzionati nodi centrali dell’architettonica dell’interconnessione – non più celati nel sotto-testo, col rischio che passino per ideologici o manipolativi, bensì adeguatamente esplicitati dagli autori.

L’attualità

Facciamo cenno all’attualità affinché lo stretto legame di questo progetto con il corso “attuale” e concreto degli eventi non vada sottovalutato. Considerando, ad esempio, la pragmatica degli strumenti di comunicazione, relativamente a questo preciso momento storico, potremmo magari notare che dieci anni fa, quando il primo sito venne pubblicato, non esistevano le opportunità di ramificazione e di interconnessione offerte dai social network: una novità di cui, come si è detto, si deve fare tesoro; considerando i traguardi del gruppo di lavoro, si potrebbe poi apprezzare la maggiore coesione e contestualizzazione raggiunta nella definizione del corpus teorico; considerando, ancora, l’evolversi delle crisi di maggior rilievo, da quelle politiche a quelle ambientali, si potrebbero operare delle analisi e dei confronti con i momenti di crisi più rilevanti del passato. Ma considerando, invece, tutto il resto, al netto delle sovrastrutture economiche, culturali, estetiche e tecnologiche, noteremmo che le costanti antropologiche che definiscono l’agire umano, in quanto tali, sono immutate e plasmano ricorsivamente eventi e meccanismi sempre simili a se stessi, in un nietzschiano eterno ritorno. Quei cambiamenti che alcuni definiscono come l’essenza del “progresso” e grazie ai quali, ad un ipotetico viaggiatore nel tempo, basterebbe un colpo d’occhio ad uno scorcio cittadino, all’ora di punta, per riconoscere immediatamente su quale decennio del Novecento ci si stia affacciando, altro non sono che contingenze, che mutano grazie alla proliferazione della tecnica e delle strategie di controllo sulla natura, costantemente aggiornate e perfezionate. Ma non bisogna lasciarsi ingannare dall’apparente trasformazione abissale degli stili di vita e delle strutture socio-culturali e finanziarie, permesso da tali mutevoli circostanze: ogni innovazione, ogni strumento, ogni “miglioramento” rispondono inevitabilmente ad un unico infaticabile motore: quello che muove la macchina manipolatoria e ingannevole della condizione narcisistica.

Alla luce di ciò, cosa fa di questo periodo storico un momento propizio ad intraprendere questa missione all’insegna della formazione? Senza addentrarci ancora nell’ambiguità e nell’ambivalenza propria degli sviluppi tecnologici e dell’intera τέχνη, consideriamo, al contrario, ciò che ci sembra essere realmente mutato rispetto ai decenni passati: sono cambiate la visibilità e la comprensibilità delle condizioni critiche cui il progresso, per l’appunto, sta conducendo. La modernità è caratterizzata da una lacerante solitudine, forse perché non appaiono chiari il senso dell’individualismo né quello della socialità; la pseudocultura della violenza, della manipolazione e dell’inganno è stata sempre più sdoganata da un Narciso che, pur di non fermarsi e accettare il fallimento (essendo intollerante alla crisi e alla frustrazione), ha potuto osare sempre di più, concretizzando e attualizzando dinamiche che in precedenza apparivano surreali. E se, di fatto, le logiche narcisistiche spostano sempre più in là l’asticella di ciò che è lecito manipolare in nome della governabilità della materia – in nome dell’applicazione pratica delle scoperte, che portano a confondere la conoscenza con la manipolazione –, dobbiamo, allora, riconoscere che la platealità e l’ampiezza delle crisi che ci troviamo a fronteggiare, probabilmente, non ha eguali nella storia. Ecco, la vera novità insita nell’attualità. Quindi, per rispondere alla domanda sulla scelta delle tempistiche e sulla contestualizzazione storica del nostro progetto, potremmo dire che eventi come la recessione del 2008, il surriscaldamento globale, l’insorgenza in tutto il mondo dei populismi e la pandemia mondiale tuttora in corso, devono servirci non solo da contesto in cui radicare la teoria, ma da occasione per analizzare quelle dinamiche umane che, mai come ora, producono effetti facilmente osservabili e, forse, meglio spiegabili.